CANTIERE CREATIVO

PER LA NEW MEDIA ART

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Il lavoro allo studio d’ars procede… e siamo stati molte ore immersi nella città… quando sto molto tempo in centro, e mi sposto a piedi o con i mezzi di superficie, è come se mi sentissi abbracciata da Milano.

Si crea una strana sinergia fisica con il tessuto urbano… ci si sente parte di qualcosa… sarà che lo smog che c’è nell’aria si deposita anche su di te, sarà lo sporco della strada che è lo stesso che ricopre le tue scarpe e i tuoi piedi, saranno le zanzare, che morsicano tutti e diventano luoghi di scambio di fluidità umane, sarà il sudore delle mille mani che hanno toccato i pali del tram… è tutto molto corporeo. Dopo un po’ di ore di contatto fisico così stretto si notano più dettagli… come quando una persona che vedi tutti i giorni ha un brufolo: lo noti subito.

Oggi abbiamo fatto la seconda giornata di azione asterisco* e “notare” è stata la parola d’ordine!

Un continuo ripeterci “Guarda lì, hai visto?”.

Ieri, mentre tornavo a casa verso le undici di sera, ho assistito all’azione di un personaggio anonimo che dalla sua macchina ad un certo punto, con una certa discrezione guardinga, ha estratto colla da parati e manifesti elettorali e ha cominciato a coprire i manifesti degli altri… si chiama affissione abusiva… noi non dovremmo essere contrari mi dicevo…

In effetti però c’è una certa violenza in queste azioni di copertura.

Partendo da questo e dalla successiva visione mattutina di striscioni bianchi stratificati con grandi scritte “comune di Milano, affisione abusiva” riflettevo sul fatto che c’è una profonda differenza tra azioni di affisione abusiva, sticking, subvertising… e progetto asterisco.

In piazzale Cadorna è stata realizzata un’operazione di marketing da “unanotamarca” (un po’ di linguatelevisivapoliticallycorrect) di spugne e prodotti per l’igiene sfruttando il metodo reverse graffiti. Non è nuova l’appropriazione pubblicitaria di una forma “street” “subculture”. Tuttavia riflettevo su come lo sfruttamento pubblicitario di quel metodo distrugga il reverse graffiti, lo snaturi. La pubblicità in piazzale Cadorna stupisce esattamente tanto quanto il reverse graffiti, ma il senso originale dell’azione era -hey, posso esprimermi e creare cose meravigliose sui muri che mi impediscono di “imbrattare” (virgoletto perchè nn sembri una mia opinione negativa) solo lavando via lo sporco che il popolo degli “anti-imbrattatori” produce in nome della “pulizia” che loro vogliono tutelare- mentre dall’altra parte il messaggio che passa è  -questo piazzale è bello pulito perchè le nostre spugne puliscono bene: compra le nostre spugne-.

Noi utilizziamo tutto senza connotarlo direttamente attraverso il mezzo che sfruttiamo per appropriarcene.

Ci muoviamo nel non definito.

Apporre un asterisco significa creare una nuova parola, un pezzo di sintassi del linguaggio degli asterischi. Linguaggio o lingua? chissà… in fondo anche le parole asterisco evolvono… alcuni asterischi si muoveranno, altri spariranno e verranno sostituiti da altro, alcune “parole-asterisco” cambieranno di senso visivo con il tempo.

E’ bello immaginare che qualcuno utilizzi la nostra lingua/linguaggio anche per dire cose con cui noi non concordiamo… é bello perchè il progetto non ne viene snaturato, ma assume ulteriormente senso.

Le nostre azioni lanciano messaggi che fungono anche da “tutorial” per spiegare la nuova forma di comunicazione che proponiamo.

Per noi l’importante è che le persone guardino con lucidità quello che hanno intorno, ne scoprano il senso e lo svelino agli altri e a loro stessi.

Come si fa a dire che “ci sono troppi cartelloni” o che “sono brutti” o che “le scritte sui muri rovinano la città” ?

Potremmo immaginarci una città senza tutto questo? Riusciremmo ancora a percepire quella relazione fisica con i luoghi che percorriamo senza questo materiale visivo? Paradossalmente alcune azioni pubblicitarie molto invasive stimolano il dialogo tra le persone perchè suscitano dibattito. Creano comunità per spirito polemico. A volte un popup sulla facciata di un palazzo fa sì che le persone lo inizino a guardare.

Stimoli, impulsi, scottature visive.

E’ relativista sospendere il giudizio sulla questione giusto/sbagliato? Credo ci voglia una certa maturità visiva condivisa per poter affrontare ragionamenti che devono essere “comunitari” visto che riguardano il panorama percettivo di tutti.

Giochiamo con le scottature e con le visioni rassicuranti… uniamo i punti per trovare lo sguardo consapevole generato dalle sinapsi creative.

e*

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